BAGEHUA Akito revestidos Tote Bag Bolso tejidas a mano accesorios té Canasta de Almacenamiento G 20cm 8cm A trumpet 271119 Où Acheter

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BAGEHUA Akito revestidos Tote Bag Bolso tejidas a mano accesorios té Canasta de Almacenamiento G (20cm * 8cm) A trumpet (27*11*19)

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L'intero peso di una crisi causata dal collasso del gigantesco casinò finanziario privato - e non certo dalla finanza pubblica - viene scaricato su lavoratrici e lavoratori e sui più deboli. Smantellamento dei diritti e tutele, minori stipendi, precarietà, tutto sacrificato al dio della competitività. Le fasce più deboli della popolazione subiscono i tagli e la  privatizzazione del welfare , dalla sanità all'istruzione, ovvero una diminuzione del proprio reddito indiretto.

Chi non ha alcuna responsabilità per lo scoppio della crisi ma anzi ne ha già pagato il prezzo più alto si trova una volta di più con il cerino in mano. Assistiamo all'aumento della disoccupazione e delle  diseguaglianze , con conseguente crollo dei consumi, delle entrate fiscali e della domanda interna, che non viene in alcun modo compensato da un supposto aumento delle esportazioni, il che acuisce recessione e difficoltà. In altri termini un modello fallimentare non solo dal punto di vista sociale ma persino economico.

Ante la posibilidad de que, tanto ella como el resto de  okupas  que han ido entrando estos días en la casa -la Policía Local está identificando a todos los que cruzan la puerta-, traten de  vender los objetos de valor del inmueble , hay una patrulla que vigila durante todo el día la calle y revisa las furgonetas que salen de la casa.

El Concello de Arteixo, con su alcalde,  Carlos Calvelo  ( PP ), a la cabeza, planteará en el pleno de mañana una moción para exigir una modificación en la ley que permita desalojar viviendas ocupadas en este tipo de circunstancias.

Recentemente  l’associazione a lui dedicata  ha promosso il  Kadcope Sacchetto di spalla di lusso del sacchetto di spalla della borsa di cuoio di Pu Green
 con questa motivazione: “ Oggi entrano in crisi le teorie economiche dominanti e il  fondamentalismo liberista  che da esse traeva legittimazione e vigore”¦ Esse hanno anzi partecipato alla edificazione di quel regime, favorendo la finanziarizzazione dell’economia, la liberalizzazione dei mercati finanziari, il deterioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro, un drastico peggioramento nella distribuzione dei redditi e l’aggravarsi dei problemi di domanda. In tal modo esse hanno contribuito a  determinare le condizioni della crisi “.

Per finire, prima di tentare di misurare il contributo di ciascuno al benessere globale, bisogna ricordare che  Adam Smith il padre dell’economia moderna,  scrisse  “ Che altro deve desiderare un uomo che non ha debiti, che ha quello che basta per vivere decorosamente e che ha buona salute? Nient’altro.  Qualunque volontà  di ottenere di più non è che il frutto di frivoli desideri .” Mi sembra molto in linea con una battuta che illustra bene la psicologia di uno scienziato e la sua  intrinseca incapacità  di contribuire alla propria ricchezza  materiale personale (e dunque globale?): “ Per farti dare dei soldi da uno scienziato chiedigli in cosa consiste il suo lavoro “. Forse la  ricchezza  si può misurare anche in un altro modo che contando i soldini.

E gli "animal spirits"? E la "moneta buona"? E l'autosufficienza progressiva del liberismo? "Sogni di una notte di fine secolo" direbbe un letterato sofisticato. E così nei paesi dove si fa davvero politica economica, gli Stati Uniti e la Germania tanto per citarne due, ci si è interrogati su come si poteva tornare a crescere, si è discusso un po' e poi via: una spruzzata di semplificazioni e  deregolamentazioni , dal mercato del lavoro a quello dell'energia, un disegno rinnovato di politiche industriali per la competitività e l'innovazione, un possente ruolo dell'intervento pubblico per le infrastrutture e il  sostegno alle imprese . Con l'aggiunta, "vuolsi così colà dove si puote" avrebbe commentato il Sommo Poeta, di nuove forme di " deficit spending ". Intorno a questo ideale triangolo si è concretizzata la ripresa statunitense e ha assunto il carburante la locomotiva tedesca.

Non siamo alle "buche" di  Keynes , pur di crescere "a qualsiasi costo", e neppure alle "nazionalizzazioni del ventennio", pur di produrre "a prescindere". Ma ad una miscela di obiettivi, politiche, strumenti, risorse assai più moderna e sofisticata. La politica industriale come insieme integrato di disegni settoriali e di strumenti compositi; l'intervento pubblico sovente indiretto e spesso immaginato per la promozione ed il sostegno al Pil; solo di rado declinato in investimenti ed azioni con un impatto diretto sugli indicatori della crescita. Insomma: non un ritorno al passato. Piuttosto un "ritorno" al futuro". Un modello di crescita sostenibile passa per la politica industriale e la politica industriale non può che prevedere una qualche forma di intervento pubblico. La "deregulation" pur che sia, è fondamentale. Ma ormai, l'hanno capito quasi tutti, non è abbastanza.

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